• Fabrizio Di Girolamo

Joker di Joaquin Phoenix: una finestra sulla pazzia.

Come riuscire a creare un personaggio che si spinga nei più oscuri meandri della psiche umana.


Joker, uscito nelle sale italiane il 3 ottobre, è ormai in procinto di diventare un vero e proprio film cult: acclamato da una parte della critica, stroncato dall'altra, anche nelle recensioni si evidenzia il carattere ambivalente che permea tutta la pellicola. Il film non è tanto un'opera sulla genesi del Joker, personaggio supercattivo dei fumetti DC , quanto un'esegesi sulla follia. Il regista Todd Phillips e il protagonista Joaquin Phoenix hanno deciso di dare un tocco di realismo psicologico al personaggio, cosa che cozza con la pazzia plastica e crudele del Joker classico: cinico, spietato, geniale, schizofrenico, insensibile. In una sola parola, malvagio. Il Joker di Phoenix invece è umano, insicuro, timido. Non riesce ad avere rapporti sociali, a fare amicizia, a trovare una donna che lo ami. Lo spettatore non si ritrova davanti ad un cattivo, ma ad una persona fragile, triste e sconfitta con cui entra in empatia. A livello psicologico, come anche in quello narrativo, possiamo infatti notare numerose chiavi di lettura che si inseriscono prepotentemente nel realismo (voluto) del personaggio; elementi che tipicamente fanno parte di tutte le storie di problemi psicologici e psichiatrici nella vita reale (allerta SPOILER):

  • L'importanza dei traumi infantili nel successivo sviluppo di psicopatologie


Joker, al secolo Arthur Fleck, è un bambino adottato che ha subito abusi da parte dei genitori, anch'essi con problemi psichiatrici. I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali per lo sviluppo psicologico e non è un caso se, proprio in circostanze di adozione e in presenza di genitori con disturbi psichiatrici, si manifestano disturbi anche nei bambini (che si porteranno dietro anche da adulti). Ancor più grave se si parla di abusi: in quel caso il bambino può sviluppare vere e proprie sindromi dissociative, cosa che è poi successa a Joker.

  • L'importanza del contesto di vita come fattore perpetuante o scatenante


Arthur Fleck vive in pessime condizioni economiche, fa un lavoro umiliante in una città come Gotham dove regnano criminalità e degrado. A scatenare la follia latente di Joker è stata proprio la società corrotta e classista, che lascia indietro i più deboli e avvantaggia i più forti, dove chi è diverso viene deriso, umiliato e discriminato. È lui stesso a dirlo nel film, durante la diretta televisiva di fronte a tutto il paese, prima di sparare al presentatore interpretato da Robert De Niro: ecco perché nel film è evidente anche la critica alla nostra società, una società alla deriva, priva di valori etici e morali. Tutti questi fattori negativi, sociali e relazionali, determinano l'aggravarsi di eventuali psicopatologie preesistenti, e in molti casi ne sono addirittura la causa. È prassi comune infatti considerare i fattori ambientali come di primaria importanza nelle diagnosi psicologiche.

  • L'abuso degli psicofarmaci prescritti da medici disinteressati alla salute dei pazienti


L'unico modo che ha Arthur Fleck di procurarsi i farmaci è di rivolgersi alla sanità pubblica. Medici disinteressati che somministrano farmaci senza criterio, senza "ascoltare" il paziente, senza la minima relazione empatica. Ecco perché il personaggio di Phoenix svilupperà una dipendenza da questi psicofarmaci, visti come unica fonte di salvezza. Quando poi chiuderanno il centro medico per mancanza di fondi, lui si ritroverà senza farmaci in balia di sé stesso. Un'altra caratteristica viene esaltata in questo film: la risata. Ridere è una delle cose più belle al mondo, sinonimo di felicità. Eppure in questo film assistiamo ad una risata spasmodica, spesso fuori contesto, tant'è che Arthur Fleck deve portare con sé un biglietto dove spiega la sua condizione. Viene quindi anche contestualizzata la classica risata malvagia del personaggio dei fumetti: potrebbe trattarsi di " Crisi Gelastiche", ovvero un particolare tipo di crisi epilettiche causate da danni alla sede fronto-temporale della corteccia. Questo disturbo neurologico causa risate stereotipate, non adatte al contesto, improvvise e incontrollabili. Una trovata narrativa di forte impatto emotivo per lo spettatore, che si immedesima nello stato d'animo di imbarazzo e disagio dei personaggi.


In conclusione ecco perché questo film, nonostante il titolo, non dovrebbe essere considerato un film su Joker, ma un film sulla pazzia, sui fattori che ne determinano la nascita, la crescita e l'esplosione, sulla sofferenza che i malati provano e sullo stigma sociale che sono costretti a subire a causa di una condizione che non vogliono e che non hanno mai voluto ma che, nonostante tutti gli sforzi, farà sempre parte di loro. Ecco perché “Joker è un film che solo chi ha sofferto può capire veramente” - dice Josh Brolin.



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