• Fabrizio Di Girolamo

Avete mai sentito parlare di "Falsi Ricordi"?

Gli inganni della nostra memoria.


L’atto del ricordo è uno dei meccanismi più importanti e affascinanti della nostra mente. Senza il ricordo verrebbe meno il nostro essere umani, la nostra identità, il nostro esistere. La memoria infatti è un processo multifunzionale e multicomponenziale, ed è collegata a tutte le altre abilità cognitive che possediamo.


Il suo ruolo evolutivo è evidente: senza di essa non saremmo stati in grado di sopravvivere, di riconoscere il cibo velenoso da quello commestibile, di tramandare conoscenze e tradizioni, di apprendere.


Ma la memoria non è un meccanismo perfetto: nessuno di noi è in grado di ricordare un evento in maniera esatta, come fosse un video o una fotografia. Basti pensare ai racconti che vengono tramandati oralmente attraverso le generazioni: la versione originale è sempre molto diversa da quella attuale. La nostra memoria è infatti estremamente malleabile e soggetta a numerose distorsioni: segue infatti un percorso ricostruttivo piuttosto che riproduttivo. Ciò che ricordiamo può essere accurato, ma non necessariamente esatto; può essere verosimile, ma completamente falso. In questo caso si parla di falsi ricordi.


Per falso ricordo si definisce una rievocazione distorta di un ricordo preesistente o addirittura di un evento mai accaduto realmente. Il falso ricordo così formatisi è vivido e autentico similmente ai normali ricordi, e sarà vissuto dal soggetto come veritiero.

È quindi evidente il ruolo che possono avere i falsi ricordi in ambiti particolari come quello della testimonianza. Spesso infatti i testimoni, in particolare i bambini e coloro che non hanno una traccia mnestica abbastanza forte, possono produrre ricordi totalmente errati, in particolare se sotto stress e pressati da domande coercitive.


Nel 1974, Loftus e Palmer misero a punto uno studio suddiviso in due esperimenti, atto a valutare la presenza di questo particolare effetto. Nel primo esperimento fu presentato a 45 soggetti un film ritraente un incidente automobilistico della durata di pochi secondi. Successivamente furono invitate 9 persone a stimare la velocità delle auto al momento dello “scontro”. I restanti furono divisi in 4 gruppi di egual numero e a ciascun gruppo fu posta la stessa domanda, sostituendo però la parola “scontro” con parole quali “schianto”, “collisione, “botta” e “contatto”. Quello che ne risultò è che le persone appartenenti al gruppo “schianto” stimavano una velocità 10 miglia orarie superiore del gruppo “contatto”. La forma della domanda quindi (basta anche il cambiamento di una sola parola, come in questo caso) può notevolmente e sistematicamente influenzare la testimonianza.

Questo, ed altri esperimenti condotti in quegli anni, mostrano di come un’informazione fuorviante o la presenza di domande chiuse favorisca la produzione di falsi ricordi, ma non è altro che la punta dell’iceberg.


Da tempo infatti è stato scoperto che le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’ambito della memoria, in particolare sembra che le emozioni negative date da un certo evento proteggano dalle distorsioni. Molto interessante è la teoria proposta da Poster nel 2008, chiamata “Paradoxical Negative Emotion Hypothesis” comunemente nota come PNE: tale teoria afferma che le emozioni negative facilitino la memoria in generale, ma allo stesso tempo la rendono più fragile e soggetta a distorsioni. Le informazioni negative saranno quindi ben ricordate ma facilmente influenzabili. Ciò è probabilmente dovuto al ruolo che gli eventi emotivi hanno dal punto di vista evoluzionistico: ricordare un evento negativo o “pericoloso” è più funzionale alla sopravvivenza rispetto al ricordare un evento emotivamente neutro La prospettiva evoluzionistica spiega anche il motivo della maggior suscettibilità dei falsi ricordi: proprio per il loro carattere adattivo infatti, gli eventi a valenza emotiva negativa vengono integrati maggiormente con una maggior quantità di informazioni provenienti da varie fonti (ritenute affidabili), al fine di prevenire ulteriori pericoli.


Quindi possiamo fidarci di ciò che ricordiamo? Si, ma sempre col beneficio del dubbio.

Bibliografia:

Di Girolamo F. - Falsi ricordi per contenuto emozionale: il ruolo dell’Empatia;

Porter S. et al. - The Scars of Memory: A Prospective, Longitudinal Investigation of the Consistency of Traumatic and Positive Emotional Memories in Adulthood;

Loftus E.F., J.C. Palmer - Reconstruction of automobile destruction: An example of the interaction between language and memory;

D’Ambrosio A. – La sindrome dei Falsi Ricordi.

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